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Octomitiasi

Octomitiasi
E’ un’infezione provocata da un parassita, Hexamita
intestinalis, il quale attacca prevalentemente i ciclidi. Il parassita è
fornito di 2 gruppi di flagelli corporei, il primo gruppo serve al parassita
per nuotare, mentre il secondo attacca i tessuti del pesce. All’inizio questo
attacco provoca soltanto un’infiammazione dell’intestino e si manifesta
all’occhio umano tramite produzione di feci sottili e molli ed inscurimento dei
colori; il pesce colpito di solito manifesta inappentenza.
I pesci che vengono più facilmente colpiti sono i Discus e gli Scalari, nonché
tutti gli altri pesci dal corpo appiattito. Si pensa infatti che sia questo
appiattimento del corpo, unito ad una alimentazione errata a provocare
l’ingresso del parassita nel corpo del pesce.
Negli scalari colpiti si osserva un inscurimento delle bande verticali,
movimenti spasmodici della pinna codale e contrazione dei muscoli.
Nei Discus si può notare un comportamento timido, (il pesce smette di nutrirsi
e si nasconde negli anfratti dell’acquario) inscurimento dei colori e addome
compresso. Nelle fasi seguenti il parassita attraversa il corpo del pesce fino
ad arrivare, attraverso il sangue, fino ai tessuti del capo. Qui esso provoca
dei crateri dai quali fuoriesce un liquido purulento. Quando la malattia arriva
a questo punto i pesci sono difficilmente curabili, anzi è probabile che abbia
provocato una vera epidemia in acquario.
L’Hexamita si riproduce rapidamente, infatti le cisti vengono emesse con le
feci e, se ingerite da altri pesci, diffondono rapidamente l’infezione.
A ragione di ciò non appena diagnosticata la malattia è opportuno isolare i
pesci ammalati.
Alcuni autori affermano che gli Scalari si ammalino in forma cronica e se
allevati insieme ai Discus possano contagiare questi ultimi. Per questo motivo
si sconsiglia di allevare contemporaneamente le due specie data la forte
tendenza dei Discus a contrarre l’infezione.
Per debellare il parassita si può utilizzare dell’acido p-ureidobenzen-arsonico
in quantità dello 0,2% al cibo somministrato per una settimana.
Anche un antibiotico, il Fumagallina, ed il 2-amino-5-nitrotiazolo unito al
cibo nella stessa percentuale dell’acido precedente può dare ottimi risultati.
Scritto da Anto
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© D.S.
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