LA DISPLASIA DEL GOMITO
La
displasia del gomito è un disturbo dello sviluppo accrescitivo
dell’articolazione del gomito. La conseguenza ultima della patologia è lo
stabilirsi di un’artrosi del gomito, che conduce a diverse deficienze, in
particolare ad una diminuzione della capacità di movimento dell’articolazione ed
a dolore.
La
displasia del gomito riconosce una componente ereditaria, che è poligenica
(cioè dipende da molti geni), ma è definibile come una malattia
multifattoriale, in quanto anche fattori diversi da quelli genetici, in
particolare ambientali e nutrizionali, influiscono sul suo manifestarsi.
Alcune
razze sono più colpite di altre. Tra queste ci sono Labrador Retriever,
Rottweiller, Bovaro Bernese, Pastore Tedesco, Terranova, Golden Retriever, Chow
Chow, Bassethound.
I
cani possono zoppicare in maniera evidente, soprattutto se è colpito un solo
arto, oppure mostrare un’andatura anomala, nel caso la patologia sia
bilaterale. Nelle forme più gravi, l’alterazione della deambulazione è già visibile
a 5-7 mesi, mentre nelle forme più lievi può non comparire fino 1-2 anni o
anche oltre, finché cioè non si sviluppa l’artrosi. L’artrosi avanza
invariabilmente, in quanto i capi articolari non sono congruenti tra loro, e da
ciò deriva un anomalo scarico delle forze sulle componenti articolari, ed un’alterata
nutrizione della cartilagine.
L’alterazione
dello sviluppo dell’articolazione può manifestarsi con diverse forme:
-FCP
(frammentazione del processo coronoideo), in cui è colpita l’ulna;
-OCD
(osteocondrite dissecante), in cui è colpito l’omero;
-UAP
(mancata unione del processo anconeo), in cui è colpita l’ulna;
-INC
(incongruenza articolare), in cui sono colpite radio e ulna.
Inoltre,
è possibile che, non potendosi identificare nessuna delle patologie sopra
elencate, l’unico segno di displasia sia l’artrosi.
La
diagnosi si basa su segnalamento (in cui la razza è molto importante),
anamnesi, esame ortopedico e radiografico, in base al quale la patologia è
classificabile in 4 gradi, che vanno da 0 (gomito normale) a 3 (artrosi grave):
tutti i cani che si intende avviare alla riproduzione dovrebbero essere
sottoposti a tale verifica da veterinari autorizzati. Più raramente, in casi
particolari, si possono attuare indagini mediante artroscopia, Tac e risonanza
magnetica.
Per
quanto riguarda la terapia, questa può essere solo di tipo medico, o essere
associata alla chirurgia, nel caso si identifichi una delle quattro patologie
specifiche sopra elencate. In generale, si può pensare all’intervento chirurgico
se il cane evidenzia una zoppia persistente e se le alterazioni degenerative
indotte dall’artrosi sono ancora scarse. Si deve comunque sottolineare che la
terapia chirurgica può diminuire il dolore e quindi migliorare la funzionalità
dell’arto, ma non impedisce il progredire dell’artrosi.
La
terapia medica mira a rallentare il progredire dell’artrosi ed a contenere le
fasi infiammatorie. I farmaci utilizzati sono antinfiammatori e
condroprotettori; è inoltre indispensabile attuare un adeguato controllo
dell’attività fisica e porre attenzione all’alimentazione per evitare
sovrappeso ed obesità. Possono essere utili anche fisioterapia ed agopuntura.
Si deve sottolineare, infine, che l’artrosi è una malattia cronica
degenerativa, cioè non è possibile ottenere la guarigione o l’arresto
definitivo della sua evoluzione.
Dott.ssa Laura Marazzini