CHLAMYDIOPHILOSI (sinonimi: Chlamydiosi, Psittacosi,
Ornitosi).
Agente eziologico:
Chlamydiophila psittaci. Esistono
numerosi ceppi dal differente grado di patogenicità. Generalmente i ceppi
maggiormente patogeni sono in grado di infettare un ampio numero di specie.
Specie sensibili: Tutte.
I Pappagalli sudamericani (in particolare le Are, le Amazzoni ed i Pionus)
sono più sensibili di quelli asiatici ed australiani che a loro volta lo sono
in misura maggiore di quelli africani. Questa graduatoria è, tuttavia,
puramente indicativa poiché è di gran lunga più importante, per l’instaurarsi
della malattia, la virulenza del ceppo ed il grado di reattività dell’ospite.
In particolare, gli uccelli sottoposti a condizioni stressanti (variazioni
ambientali, climatiche, alimentari, trasporto, ecc.) sono più sensibili
all’infezione. La Chlamydiophilosi, alla quale sono sensibili anche i mammiferi
(uomo compreso), è considerata la più importante zoonosi associata agli
uccelli.
Trasmissione: L’infezione
avviene con l’assunzione (via orale ed inalatoria) degli elementi infettanti
(detti corpi elementari) dispersi nell’ambiente con le feci, specie se
essiccate e polverizzate, e con gli essudati nasali degli animali infetti. La
trasmissione verticale è stata descritta negli Anatidi e nel Pappagallino
Ondulato. Molti soggetti, specie se adulti, risultano portatori sani e possono
infettare uccelli maggiormente sensibili (in particolare quelli di giovane età
o debilitati per altre cause). Varie specie di uccelli selvatici (in particolare
i Colombi) risultano ugualmente portatori e disseminatori di C. psittaci.
Patogenesi: L’attività
patogena della C. psittaci sembra essere legata alla presenza di
tossine (epatotossiche e nefrotossiche) presenti sulla superficie dei corpi
elementari. Durante il ciclo di replicazione delle Chlamydie l’ospite
subisce danni tissutali (lisi cellulare).
Incubazione: Molto
variabile. In condizioni naturali negli Psittacidi è compresa da un minimo di
42 giorni ad un massimo di alcuni anni.
Sintomi: La
sintomatologia è molto variabile dipendendo dalla virulenza del ceppo di C.
psittaci in causa e dalla sensibilità di specie od individuale dei volatili. In
molti casi l’infezione è asintomatica o quiescente e può essere attivata da
diversi fattori stressanti. Nei casi iperacuti dei giovani la morte è
improvvisa, non preceduta da sintomi. Nell’evoluzione acuta si nota
arruffamento delle penne, abbattimento, dispnea, congiuntivite, sinusite, feci
acquose (spesso di colore giallo-verdastro) e morte entro le 2 settimane. Nelle
forme subacuto-croniche si osserva un progressivo dimagramento del volatile,
disturbi respiratori di vario grado e, talora, congiuntivite. Le feci,
diarroiche e verdastre, contengono un’elevata quota di urati. In alcuni casi è
possibile osservare sintomi nervosi.
Rilievi ematochimici: gli
uccelli infetti possono presentare leucocitosi, eterofilia, monocitosi,
basofilia ed anemia non rigenerativa. Evidenziabile anche un marcato aumento di
AST, LDH, CK ed acidi biliari.
Rilievi radiografici: nei
casi di Chlamydiophilosi l’esame radiologico può permettere di
evidenziare epatomegalia, splenomegalia, polmonite ed aerosacculite.
Lesioni: Nelle forme
acute di frequente si evidenziano piccoli focolai necrotici in vari organi
dovuti con ogni probabilità all’azione delle tossine. Fegato e milza risultano
frequentemente ingrossati e le sierose (così come i sacchi aerei) presentano
infiammazione fibrinosa. Broncopolmonite, enterite e degenerazione renale
possono completare il quadro necroscopico. Nei maschi può evidenziarsi orchite
determinante sterilità. Le alterazioni del midollo osseo (con conseguente
anemia) e le proliferazioni connettivali in vari organi (specialmente in fegato
e reni) si verificano nei casi cronici.
Diagnosi:
Dei numerosi test diagnostici nessuno è da considerare “ideale” e la diagnosi
di Chlamydiophilosi può essere confermata da uno o più test in presenza di
sintomi clinici. E’ importante, tuttavia, individuare gli uccelli che, in
assenza di sintomatologia, sono portatori ed eliminatori di C. psittaci per il
rischio di infezione verso altri uccelli o esseri umani (in particolare
bambini, anziani e soggetti immunodepressi). Nel caso in cui si desideri
conoscere se gli uccelli sono infetti partendo da tamponi cloacali o campioni
di feci bisogna considerare che C. psittaci viene eliminata dall’organismo in
modo intermittente ed è, quindi, necessario, perché il test sia probante,
eseguire i prelievi sugli animali per almeno tre giorni consecutivi
a)
Esame citologico. E’ possibile allestire vetrini, colorati con i
metodi di Giemsa, Macchiavello, Castaneda o Gimenez, a partire da impressioni
di sezioni di organi (fegato o milza) o dai sacchi aerei (è il campione più
probante) per evidenziare gli inclusi intracitoplasmatici (corpi elementari)
delle cellule macrofagiche infettate. Questo metodo è rapido, ma non è dotato
di elevata sensibilità (se risulta negativo non si può escludere che il
volatile sia infetto) che può, tuttavia, essere aumentata utilizzando
l’immunofluorescenza.
b)
Esame colturale. Le Chlamydie possono essere isolate su colture
cellulari o su embrione di pollo a partire da campioni di organo, tamponi o
feci. Il metodo offre la massima sensibilità, ma richiede laboratori
specializzati, precauzioni per gli operatori ed almeno due settimane di attesa.
c)
Ricerca di anticorpi. Numerosi test sierologici sono stati impiegati
per ricercare gli anticorpi nel sangue degli uccelli infetti; tra questi la fissazione
del complemento (FC) è stato uno dei primi. La FC, tuttavia, presenta
numerosi inconvenienti tali da non consigliarla per la diagnosi di
Chlamydiophilosi nei volatili:
·
molti uccelli (in particolare
Pappagalli Cenerini ed Inseparabili) infetti da C. psittaci producono
principalmente anticorpi non fissanti il complemento;
·
la componente C1 del
complemento di cavia (utilizzato per la FC) è incompatibile col siero di molte
specie;
·
la FC, riconoscendo le IgG, non
svela infezioni recenti.
Sieri
con titolo maggiore di 1:40 sono considerati positivi.
I
test ELISA (disponibili anche in fase solida per le prove di campo) sono
decisamente più affidabili evidenziando un’elevata sensibilità e riconoscendo
la presenza di anticorpi in uccelli clinicamente sani ma con infezioni
persistenti. Falsi positivi possono, tuttavia, osservarsi per reazione crociata
verso anticorpi contro antigeni batterici di simile costituzione. I test di
agglutinazione sul lattice, svelando le IgM, sono utilizzabili solo in caso di
infezioni recenti. Il limite dei test sierologici è che non sempre nel corso
dell’infezione da C. psittaci è possibile evidenziare anticorpi. La
localizzazione intracellulare della C. psittaci (in particolare nelle
infezioni latenti o persistenti) impedisce il contatto col sistema immunitario
dell’ospite e l’antigene può essere riconosciuto solo quando, nel ciclo di
replicazione, l’avvicendamento dei macrofagi libera piccoli quantitativi del
batterio nel circolo ematico. In alcuni casi, inoltre, la C. psittaci
induce immunosoppressione con scarsa o nulla produzione di anticorpi così come
avviene nelle infezioni recenti.
d)
Test rapidi ricercanti
l’antigene. Si tratta di test
(ELISA o agglutinazione su lattice) ideati in medicina umana per la ricerca di C.
trachomatis da tamponi uretrali o cervicali. Riconoscendo l’antigene
lipopolisaccaridico comune a tutto il genere Chlamydiophila, e quindi
anche alla C. psittaci, sono utilizzabili anche in medicina veterinaria
su feci, tamponi cloacali, congiuntivali o nasali ed omogenati di organi di
uccelli sospetti. I test sono rapidi (il responso si ottiene al massimo in 4
ore), di facile esecuzione e di elevata sensibilità, ma talora evidenziano
falsi positivi per reazione crociata verso alcuni antigeni batterici.
e)
Sonde a DNA. La PCR può essere utilizzata come test diagnostico
su uccelli vivi (tamponi, materiale bioptico, feci) o morti. Come specificato
in precedenza non sempre nel circolo sanguigno sono presenti le Chlamydie (e di
conseguenza il loro DNA) per cui testare il sangue del volatile con questo
sistema non sempre è indicativo. La PCR è un test altamente sensibile in grado
di svelare soggetti con infezione latente o persistente e, se la metodica è
eseguita con attenzione e si utilizzano “primers” selezionati, non vi
sono possibilità di incorrere in falsi positivi o falsi negativi.
Considerazioni terapeutiche: Farmaci
d’elezione per il trattamento della Chlamydiophilosi sono le Tetracicline che
inibendo la sintesi enzimatica della Chlamydia ne alterano la
replicazione. Il danno indotto dal farmaco ai corpi reticolati ed elementari
può essere temporaneo ed i microrganismi possono riprendere il normale ritmo
replicativo dopo circa 5 giorni dal termine della terapia. E’, quindi,
necessario che il trattamento sia prolungato per dar modo al sistema
immunitario dell’ospite di eliminare i corpi reticolati ed elementari
danneggiati prima che possano riorganizzarsi. Le tetracicline sono efficaci
solo nei confronti dei microrganismi metabolicamente attivi (in crescita o in
divisione) e del tutto inattive nei confronti delle Chlamydie inerti
all’interno dei macrofagi, come avviene nelle infezioni latenti. Il normale
rinnovamento dei macrofagi esporrebbe la C. psittaci all’azione delle
tetracicline ed anche per questa ragione ha senso la terapia di lunga durata.
L’Enrofloxacina ha mostrato una buona attività anti-Chlamydiophila in vitro, ma
ancora poche sono state le sperimentazioni in vivo.
Terapia consigliata:
Doxiciclina per via intramuscolare alla dose di 100 mg/kg ogni 7 giorni (per 6
settimane) in soggetti con sintomatologia clinica. Alcuni prodotti contengono
eccipienti che possono indurre necrosi muscolare nel sito d’iniezione.
L’Ossitetraciclina si rivela ancora maggiormente istotossica.
In
soggetti non presentanti sintomatologia, ma riconosciuti infetti, in volatili
esposti al contagio ed in uccelli di recente importazione è possibile
somministrare la Doxiciclina nel cibo (pastoni, semi cotti od altro cibo umido)
in ragione dell’1% per 45 giorni. In alternativa può essere utilizzata la
Clortetraciclina ad una concentrazione variabile dal 2 al 5%. Alcune case
produttrici di mangimi pellettati o estrusi commercializzano diete medicate con
Clortetraciclina.
Prevenzione: Rigoroso
controllo dei nuovi soggetti introdotti in allevamento. Quotidiana pulizia del
fondo delle gabbie per impedire l’essiccamento e la volatilizzazione delle
feci. Impedire l’accesso degli uccelli selvatici (in particolare dei Colombi)
nell’allevamento.
(scritta
da Sergio Giovannetti )